lunedì 18 luglio 2016

DIETA VEGANA SOTTO ACCUSA? ASSOLTA!
DA CONDANNARE INVECE CHI STUDIA A TAVOLINO
CAMPAGNE DENIGRATORIE E ANTISCIENTIFICHE.
18 luglio 2016


L'incessante tam-tam mediatico sui bambini fatti passare per "malnutriti in quanto vegani" che finiscono in ospedale è piuttosto sospetto, e difficilmente frutto di buonafede. Vediamo perché.
Nei Paesi ricchi, ai quali appartiene anche l'Italia, la principale causa di malattia e morte non è la malnutrizione in difetto, ma la malnutrizione in eccesso: se la prima è causa di rare carenze (soprattutto di vitamina B12 e, in tutta la popolazione, non certo in quella vegana, di ferro), che si manifestano nel breve termine e sono facilmente collegabili alla causa che le ha provocate e facilmente correggibili, la malnutrizione in eccesso ha conseguenze ben più gravi, che si manifestano nel medio-lungo termine.
E' ormai dato arcinoto che una dieta squilibrata a base di cibi animali (malnutrizione in eccesso, che penalizza inoltre l'assunzione di cibi vegetali protettivi) è un fattore di rischio delle principali malattie cronico-degenerative (sovrappeso-obesità, diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore). Una dieta a base vegetale, al contrario, è un elemento di protezione importante nei confronti di queste stesse malattie, prima causa di morte nei paesi occidentali. Fatta questa doverosa premessa, ritorniamo ai bambini e vediamo alcuni dati, che abbiamo derivato dal sito dell'Ospedale Gaslini di Genova da quello del Ministero della Salute. Sul sito del Gaslini di Genova si apprende che il centro contro l'obesità infantile eroga 380 visite ambulatoriali l'anno più 375 ricoveri. Il 46% dei bambini presenta altre problematiche come ipertensione, sindrome metabolica, ecc., tutte situazioni queste che oltre ad essere in sé già patologie, rappresentano un terreno fertile per lo sviluppo di malattie ancora più gravi, come i tumori e le malattie cardiovascolari. (Fonte: Obesità infantile: il centro del Gaslini è un'eccellenza nazionale). Dando invece un'occhiata ai dati che provengono dal sistema di sorveglianza in età infantile OKkio alla SALUTE del Ministero della Salute, in Italia i bambini tra i 6 e gli 11 anni con problemi di eccesso ponderale sarebbero ben 1 milione e centomila. Il 12% dei bambini risulta obeso, mentre il 24% è in sovrappeso: più di un bambino su tre, quindi, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età. Ora, se i vegani rappresentano l'1% della popolazione e i latto-ovo-vegetariani il 7% (Eurispes 2016), assumendo che la prevalenza di queste patologie possa essere la stessa tra i diversi gruppi, dovremmo aspettarci che tra le prestazioni del centro per l'obesità infantile del Gaslini (in totale 755), l'1%, cioè 8 prestazioni siano erogate a favore di bambini vegani, il 7% cioè 53 a favore di bambini latto-ovo-vegetariani e il 92%, cioè 694, a favore di bambini non-vegetariani.
Analogamente, analizzando sempre in modo semplicistico i dati di OKkio alla salute, i 1.100.000 bambini con problemi di obesità e sovrappeso nella fascia tra 6 e 11 anni potrebbero essere a loro volta suddivisi in 11.000 bambini vegani (1%), 77.000 bambini latto-ovo-vegetariani (7%) e 1.012.000 bambini non-vegetariani.
Ma se un solo bambino vegano finisce all'ospedale, viene immediatamente segnalato, in quanto subito i giornali si tuffano a sbattere in prima pagina la dieta vegana come causa. E' l'esempio del piccolo lattante (forse) vegano cardiopatico, malnutrito non perché vegano ma perché cardiopatico: il suo cuore malato non gli permetteva nemmeno di sopportare lo sforzo di poppare a sufficienza. Stando quindi ai dati riportati dai giornali, siamo ben lontani dalle percentuali sopra stimate, quindi i bambini vegan con problemi di salute sono in percentuale molti di meno di quelli onnivori.
Come giudicare dunque chi manipola le informazioni in questo modo? Oltretutto sfruttando per i propri fini situazioni di malattia dei bambini, come quest'ultima del bambino cardiopatico: a dir poco vergognoso.
Facciamo notare che questa sequela di "bambini vegani all'ospedale" più o meno inventata (non inventato il ricovero dei bambini, ma inventato il legame con l'alimentazione vegan) è esplosa poco dopo il ritiro obbligato della pubblicità ingannevole sul latte, che lo definiva "alimento indispensabile". E poche settimane dopo la presa di posizione del Ministero della Salute a favore dei menù vegan nelle scuole, in cui il Ministero stigmatizzava le linee di indirizzo regionali obsolete che "impropriamente sconsigliano la scelta vegetariana e quella vegana".
L'industria zootecnica di certo è ben contenta di questa campagna stampa senza fondamento e antiscientifica: così il suo mercato e i suoi guadagni sono ben difesi.
Campagna antiscientifica perché? Perché le raccomandazioni in campo nutrizionale (e non solo) devono basarsi su dati derivanti da metanalisi, studi prospettici e studi di intervento.
Bene non esiste NULLA che supporti la dannosità di una dieta vegana in un bambino. I casi clinici pubblicati su riviste scientifiche hanno pochissimo peso dell'evidenza e non sono utilizzabili a questo scopo, e men che meno lo sono i dati pubblicati su quotidiani o riviste non scientifiche, che il più delle volte si rivelano anche infondati.
La dieta vegan merita dunque un'assoluzione piena, per totale mancanza di prove!
Questa campagna stampa fatta cercando col lumicino dei casi di bambini che forse sono vegan, trascurando i casi molto più numerosi di bambini onnivori, oltre che diffamatoria, è dannosa per tutti, perché dissemina ignoranza e disinformazione: tutte cose di cui non si sente davvero il bisogno.
I vegani siamo noi: professionisti, artisti, impiegati, operai, casalinghe, insegnanti, militari, studenti, imprenditori, scrittori, sportivi; padri, madri, figli, sorelle, nonni, zii. Tutti cittadini con uguali diritti e uguali doveri. Persone che meritano rispetto e che hanno tutto il diritto di non vedere diffuse falsità sulla loro scelta di vita. E vedere sfruttati a fini propagandistici i rari casi di problemi di salute dei bambini non dovrebbe piacere a nessuno, vegan o non vegan.
Comunicazione a cura di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV http://www.scienzavegetariana.it - info@scienzavegetariana.it
Note: Societa' Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNV si prefigge di fornire ai professionisti della salute e alla popolazione generale informazioni corrette sulla nutrizione a base di cibi vegetali e sui suoi rapporti con la salute.

giovedì 30 giugno 2016

[COMUNICATO STAMPA] CARENZA DI VITAMINA B12 NELLA BAMBINA (FORSE) VEGAN RICOVERATA A GENOVA? PER PREVENIRE QUESTI RARI CASI BASTANO PEDIATRI COMPETENTI, CHE PRESCRIVANO L'INTEGRATORE. MOLTO PIU' PREOCCUPANTI, GRAVI E NUMEROSI I CASI DI CATTIVA NUTRIZIONE DEI BAMBINI ONNIVORI: LANCIAMO L'ALLARME SU QUELLI. 30 giugno 2016


I medici e nutrizionisti della Rete Famiglia Veg, esperti in nutrizione pediatrica a base vegetale, si esprimono con alcune considerazioni chiarificatrici in merito alla vicenda della bambina presunta vegana ricoverata al Gaslini di Genova per una presunta carenza di vitamina B12. "Non avendo dati di prima mano non è possibile sapere se la bambina e la madre seguissero realmente un'alimentazione 100% vegetale: nei pochi altri casi simili riportati dai giornali con tanto clamore è poi risultato che la famiglia e i bambini non fossero vegani né vegetariani" precisa la dottoressa Luciana Baroni, presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNV. Afferma il dott. Mario Berveglieri, pediatra e co-promotore della Rete Famiglia Veg: "Se veramente si tratta di carenza di vitamina B12, il problema non ha a che vedere con l'alimentazione vegan in sé, ma solo con la mancata integrazione di tale vitamina, che si trova facilmente in commercio e deriva da sintesi batterica, così come avviene in natura (questa vitamina non è prodotta né dalle piante né dagli animali, ma dai batteri che contaminano il terreno e le acque)." Tutti gli onnivori di fatto assumono la vitamina B12 dagli integratori, infatti la maggior parte degli integratori di B12 prodotti nel mondo sono utilizzati nei mangimi degli animali d'allevamento. Continua la dottoressa Luciana Baroni: "Si leggono così tante affermazioni errate negli articoli apparsi in questi giorni... tra le più infondate e francamente assurde: i vegani soffrirebbero di carenza di acido folico? No, una dieta basata sui vegetali è ben più ricca di acido folico di una basata sui cibi animali. Carenza di ferro? No, un'alimentazione 100% vegetale è ricca di ferro. La dieta vegan necessita di particolari attenzioni? Proprio no, è molto più facile ottenere una dieta sana 100% vegetale piuttosto che una dieta sana basata sui cibi animali (anzi, è impossibile che una dieta che comprenda ogni giorno varie porzioni di cibi animali sia sana). Certificato medico per avere il menù vegan a scuola? Assolutamente no, anzi, il Ministero ha appena emesso una nota per redarguire i Comuni che lo richiedono, specificando che non hanno alcun diritto di farlo." Infine, una domanda un po' provocatoria: come mai per i rarissimi episodi di bambini vegan (che spesso si rivelano non tali) che incorrono in carenza di vitamina B12, sulle ormai migliaia che vivono in ottima salute in Italia, occorre "montare un caso", mentre per i molto più numerosi episodi di scorretta nutrizione nei bambini onnivori - a volte per carenze, molto più spesso per eccesso - non si spende nemmeno una parola e non ci si scandalizza, dato che sono molto più numerosi e gravi? Spiega la dottoressa Carla Tomasini, pediatra della Rete Famiglia Veg e autrice dell'opuscolo per i pediatri "Famiglie veg - una nuova sfida per la Pediatria": "Allarmismo per un paio di bambini vegani (ma forse nemmeno erano vegani) di fronte a un terzo di bambini sovrappeso italiani che sono dei potenziali 'futuri malati'? Questo sì dovrebbe destare allarme, non i rari casi di genitori che hanno avuto la sfortuna di trovare pediatri non competenti e non hanno integrato la vitamina B12". Per concludere, da tempo l’American Academy of Pediatrics sostiene (e continua a ribadire) che le diete vegetariane, comprese le vegane, che possono essere ben pianificate com molta facilità (con maggior facilità di quelle onnivore, se si ha la salute come obiettivo) non solo sono salutari, ma danno anche dei vantaggi in termini di salute. Una posizione del tutto analoga a quella dell’Academy of Nutrition and Dietetics. E' dunque tempo che pediatri e nutrizionisti si aggiornino e diano informazioni corrette ai genitori vegan. Per quanto è nelle proprie possibilità, l'associazione non profit Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNV sta contribuendo al cambiamento culturale mettendo a disposizione della popolazione vegetariana (vegana inclusa) una rete di professionisti, la Rete Famiglia Veg - www.famigliaveg.it La Rete è formata da professionisti, esperti in alimentazione nell'infanzia, che hanno sottoscritto precise linee guida basate sulla più recente letteratura scientifica in materia, in modo da uniformare l’approccio nei confronti di questo tipo di alimentazione. Chiunque sia competente sul tema è invitato a farne parte e le "famiglie veg" sono invitate a consultare il sito per trovare supporto quando necessario. Informazioni e contatti: retefamigliaveg@scienzavegetariana.it Comunicazione a cura di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV http://www.scienzavegetariana.it - info@scienzavegetariana.it Note: Societa' Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNV si prefigge di fornire ai professionisti della salute e alla popolazione generale informazioni corrette sulla nutrizione a base di cibi vegetali e sui suoi rapporti con la salute.
Vitamina B12, importantissima per tutti!!


http://www.veggiechannel.com/video/scienze-medicina-salute-alimentazione/carenze-integrazione-vitamina-b12-luciana-baroni

mercoledì 20 aprile 2016

Lo stolto non ha ancora capito che deve guardare la luna, non il dito


Poveri vegetariani, sempre in affanno per la propria salute. Proprio adesso che la recentissima posizione sulle diete vegetariane della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) li aveva tranquillizzati sul fatto che anche in Italia non rischiano la tanto invocata carenza di ferro e proteine, ecco in arrivo un’altra preoccupazione: la dieta vegetariana provocherebbe una mutazione genetica che favorirebbe la comparsa di cancro e malattie cardiovascolari.
Sic et simpliciter.
Ma che strano. Gli studi epidemiologici condotti su centinaia di migliaia di vegetariani dicono l’esatto contrario: i vegetariani hanno un rischio sensibilmente ridotto di malattie cardiovascolari e tumori. E allora? Qualcosa non torna, forse anche quest’ultima storia è stata, “stranamente” mal raccontata. Chissà perché capita sempre che prevalga il pensiero paleologico quando dà la possibilità di mettere in guardia la popolazione dall’adozione di una dieta vegetariana, mentre l’enorme mole di dati che sostengono i molti effetti positivi sulla salute di questa dieta passa solitamente in sordina. «All'inizio eravamo contenti che le nostre ricerche suscitassero un tale interesse, poi ci siamo accorti che la maggior parte degli articoli raccontavano cose non vere» ha dichiarato il prof. Kaixiong Ye, uno degli autori. 

Vogliamo allora vedere insieme cosa dice veramente questa ricerca?

Va premesso che gli acidi grassi a lunga catena (LCPUFAs) non sono grassi essenziali, ma vengono sintetizzati dall’organismo, sulla base delle proprie necessità, per la produzione di molecole di regolazione e grassi strutturali del Sistema Nervoso. Questo avviene a partire dagli acidi grassi essenziali Alfa-Linolenico (omega-3) e Linoleico (omega-6) attraverso una via enzimatica (FADS) che, come tutte le attività metaboliche del nostro corpo, è regolata dai geni (DNA). FADS1 e FADS2 sono enzimi essenziali per questa conversione. Poiché i LCPUFAs possono essere assunti già preformati a partire da cibi animali, soprattutto marini, appare chiaro che chi ha una dieta che li fornisce direttamente (carnivori e pescivori) non avrà bisogno di efficienti meccanismi di conversione mentre chi, come i vegetariani, non assume LCPUFAs preformati, beneficierà di una via di conversione efficiente.

I ricercatori della Cornell University hanno giusto individuato una variante genetica che è evoluta nelle popolazioni che storicamente hanno seguito una dieta a base vegetale, e che rende più efficiente la conversione. Un differente allele di questo gene, che rende meno efficiente la conversione e quindi è adatta per una dieta a base di animali marini, è stata individuata negli Inuit, che consumano prevalentemente pesce.

Secondo i ricercatori si tratta di un polimorfismo genetico di natura adattativa, che appare essersi selezionato naturalmente in individui appartenenti a popolazioni storicamente vegetariane come gli Indiani (68%) rispetto individui USA, a dieta occidentale (18%). L’utilizzo di campioni appartenenti al Genomes Project ha confermato la prevalenza di questo polimorfismo favorente la sintesi endogena di LCPUFAs nel 70% di Sud Asiatici, 53% di Africani, 29% di Asiatici orientali, e 17% di Europei. Al contrario, negli Inuit della Groenlandia si è selezionata la variante differente, che rende meno efficiente la formazione di LCPUFAs. Questo perché questi soggetti ricavano questi acidi grassi direttamente dalla dieta, e quindi non necessitano di efficaci meccanismi di conversione, che anzi data la selezione naturale alla quale queste popolazioni sono state sottoposte, potrebbero essere lesivi per la loro stessa sopravvivenza.

Dice il prof. Brenna, maggior autore: «Nei vegetariani, la domanda fisiologica di LCPUFAs probabilmente ha favorito un corredo genetico in grado di supportare in modo efficiente la sintesi di questi metaboliti fondamentali». L’allele “vegetariano” si è quindi selezionato in popolazioni che hanno seguito diete a base vegetale per centinaia di generazioni. Questa variante si è affermata secondo la logica del vantaggio genetico che caratterizza l’evoluzione delle specie: è cioè vantaggiosa per l’organismo di chi basa la propria alimentazione prevalentemente su cibi vegetali.
«Si tratta di uno dei più interessanti esempi di adattamento locale. L’adattamento è dato dall’inserzione di un piccolo frammento di DNA di cui conosciamo la funzione. Questa funzione si è rivelata sfavorevole quando si è estesa alle popolazioni Inuit, provocando la selezione di individui che non la presentavano. E' quindi possibile che nella storia evolutiva umana e secondo le epoche, quando le popolazioni si sono spostate in ambienti diversi seguendo un regime vegetariano, o a base di pesce, ci sia stata un adattamento del gene in questione», dichiara sempre il Prof Kaixiong Ye.
Che è più complesso che affermare che "l'alimentazione vegetariana porta a delle modificazioni genetiche”.

«Molti articoli che parlano del nostro studio fanno errori», dice Alon Keinanmais, un altro degli autori. «Non è pericoloso essere vegetariani. Un individuo che arriva da una popolazione che è vegetariana da molte generazioni ha forti probabilità di avere questa variante che favorisce la sintesi dei LCPUFAs da parte dell’organismo. In quel caso il regime vegetariano è per lui la scelta migliore. Al contrario se questa persona mangia delle carni rosse regolarmente potrebbe avere dei livelli elevati di omega 6, che hanno effetti infiammatori e possono portare a malattia cardiache o ad alcuni tipi di cancro». E questo è un motivo in più perché rimanga vegetariano!!!!

Ricordiamo che le nuove linee guida dietetiche per vegetariani italiani raccomandano di mantenere il rapporto massimo di 1:4 nelle assunzioni di omega3-omega-6 della dieta.

Questo è possibile semplicemente:
-assumendo buone fonti di omega-3 (noci, semi di chia, semi e olio di lino)
-consumando gli altri grassi della dieta sotto forma di olio di oliva e limitando/abolendo il consumo di tutti i cibi animali (anche latticini e uova) e prodotti da forno industriali.


Vedi per approfondimenti http://www.piattoveg.info/omega3.html

Fonti: http://mbe.oxfordjournals.org/content/early/2016/03/09/molbev.msw049.abstract
http://www.news.cornell.edu/stories/2016/03/eating-green-could-be-your-genes
http://www.agoravox.it/La-dieta-vegetariana-non-fa-venire.html
http://www.today.it/scienze/dieta-vegetariana-mutazioni-genetiche.html
http://www.lescienze.it/news/2016/03/30/news/adattamento_genetico_dieta_vegetariana-3033472/

Luciana Baroni
15.04.2016
in memoria di mio padre

venerdì 1 gennaio 2016

VOTATE, VOTATE, VOTATE

Cara Luciana,
ti scrivo per informarti che i lettori della nuova rivista VEGAN ITALY, dedicata alla cultura vegana e animalista, ti hanno nominato tra i migliori rappresentanti di questo movimento.

Ti chiediamo allora di aiutarci a promuovere questa iniziativa, pubblicizzando e promuovendo l'ultimo mese di votazione sui tuoi social, blog e tra i tuoi contatti per stabilire chi è il Migliore di ciascuna categoria.

I dieci nominativi che presentiamo in queste pagine sono quelli che hanno ricevuto più segnalazioni nella prima fase del progetto.

Ecco i primi 10 nominati per ciascuna categoria: 
 Miglior LOCALE 
 Miglior FOODBLOGGER 
 Miglior LIBRO DI CUCINA 
 Miglior TESTIMONE italiano 
 Miglior TESTIMONE italiana 

Questo il link dove votare il preferito in assoluto entro il 31 gennaio 2016http://www.veganitaly.it/imigliori

Ti ringraziamo fin da ora per la tua attenzione e per l'eventuale adesione al progetto! 

Grazie mille e a presto,


Michela Lavagno
Ufficio Stampa
Edizioni SondaC.so Indipendenza, 63 - 15033 Casale Monf. (Al)
tel 0142 461516
fax 0142 461523
www.sonda.it

mercoledì 23 dicembre 2015

divulghiamo questo comunicato con preghiera di massima diffusione,
Potete trovare la versione on-line alla pagina:
http://www.agireora.org/ecologia/calorie-insalata-pancetta-3011.html
Grazie,
La Redazione di SSNV
[COMUNICATO STAMPA]
DIETA VEGETALE AMICA DELL'AMBIENTE, NON CERTO NEMICA,
COME CONFERMATO DA DECENNI DI STUDI: ASSURDO CONFRONTARE
LE CALORIE DELLA PANCETTA CON QUELLE DELL'INSALATA!
17 dicembre 2015
Varie agenzie e giornali titolano in questi giorni "Dieta vegetariana nemica dell'ambiente" e frasi simili, sostenendo che "la pancetta ha un minor impatto ambientale rispetto all'insalata" a parità di calorie.
Il problema di base in questo ragionamento è l'assurdità di mettere a confronto l'impatto "a parità di calorie" di due cibi con contenuto calorico diversissimo: sarebbe come dire che bere 1 litro di acqua ha un impatto infinitamente maggiore del mangiare 1 etto di pancetta "a parità di calorie", visto che l'acqua ha un contenuto calorico nullo!
Ma in una normale dieta quotidiana il fabbisogno calorico non si ricava né dall'acqua, né dalle verdure: da queste ultime si ottengono la fibra, vitamine, minerali, fitocomposti, tanti micro e macro nutrienti utili, anzi indispensabili, alla nostra salute. Non è alla verdura che ricorriamo per raggiungere la quota calorica necessaria, ma ai cereali, ai legumi, alla frutta secca e semi, all'olio.
Al contrario, un ampio (ma non irrealistico) consumo di verdura ci aiuta proprio a evitare l'eccesso di calorie, facendoci raggiungere prima il senso di sazietà, grazie all'elevato contenuto di fibra.
Un incremento del consumo di verdura è necessario in qualsiasi regime alimentare, in quanto nell'odierna dieta media questi importanti alimenti vengono contemplati in quantità esigue, incompatibili con una sana ed equilibrata alimentazione. Questo però non significa che una data quantità di un alimento molto calorico - come può essere la pancetta, o un altro insaccato, o i formaggi - vada sostituita con una quantità 28 volte maggiore di un cibo che ha 28 volte meno calorie. E' chiaro che ragionando in questo modo si possono "dimostrare" tesi assurde, perché si assume un consumo irrealistico di verdura.
Il numero 28 non è stato citato a caso: è esattamente il rapporto fra le calorie di 100 g di pancetta rispetto alle calorie di 100 g di insalata. Un etto di pancetta contiene circa 400 calorie, un etto di insalata 14. Quindi per ottenere 400 calorie dall'insalata ne dovremmo consumare quasi 3 kg! Ma chi si sognerebbe mai di compiere un'azione del genere? Un ragionamento simile vale anche per la altre verdure, per esempio le zucchine: nessuno consumerebbe mai 4 kg di zucchine per ottenere le stesse calorie di un etto di pancetta. Sarebbe semplicemente impossibile.
Quello che va invece confrontato sono due diete giornaliere complete, una 100% vegetale e una con una grande componente di cibi animali a parità di calorie: in quel caso è palese - ed è stato dimostrato da tanti studi degli ultimi decenni e mai smentito - che l'impatto di quella a base di cibi animali è molto più alto di quella 100% vegetale, da ogni punto di vista: emissioni di gas serra, consumo di acqua, di energia, di suolo.

Nessun conflitto tra salute ed ecologia, tutt'altro

Non esiste dunque alcun conflitto tra salute umana ed ecologia, anzi, è vero il contrario, e questo è stato di recente affermato in modo esplicito dal Dietary Guidelines Advisory Committee, il Comitato del dipartimento per la salute e del dipartimento per l'agricoltura del governo degli USA, sulla base dei più quotati studi scientifici pubblicati tra il 2000 e il 2015. Il comitato afferma che:
- tutti gli studi erano concordi nel dimostrare che maggiori consumi di cibi animali sono associati a un maggior impatto sull'ambiente, mentre maggiori consumi di cibi vegetali sono associati a un minor impatto.
- Gli studi erano concordi nel sostenere che le diete che promuovono una miglior salute promuovono anche la sostenibilità.
- Gli studi hanno mostrato che diete più sane che seguono le linee guida sono più sostenibili ambientalmente rispetto a quelle tipiche consumate dalla popolazione.

La logica e la matematica lo confermano

Questa è la realtà dei fatti, ed è facilmente spiegata da un punto di vista razionale: per ottenere la carne (ma anche latticini o uova) occorre coltivare il terreno per produrre cibo per gli animali d'allevamento, nutrire gli animali e poi macellarli. In media, per ogni kg di carne ottenuta da un animale, bisogna coltivare 15 kg di vegetali (cereali e leguminose, per lo più). E' chiaro dunque che se invece si coltivano direttamente i vegetali per il consumo umano, senza questo passo intermedio di "trasformazione" da vegetali a carne, occorre coltivare molti meno vegetali (o, con gli stessi vegetali, si nutrirebbero molte più persone) e quindi si consuma meno terreno, meno acqua, meno energia e di conseguenza si emettono meno gas serra dal processo produttivo.
Nessuna "dimostrazione" o pseudo tale può contrastare questa realtà dei fatti, molto semplice da capire per tutti. Arrivare a sostenere che una dieta basata sui vegetali consuma più risorse confrontando le calorie della pancetta con quelle dell'insalata è davvero un pessimo servizio che si fa ai cittadini, un grave insulto alla loro intelligenza.
Scegliere se introdurre o meno nella propria alimentazione prodotti animali, fa la differenza, eccome, sull'impronta ecologica del singolo, e tale scelta è l'arma più potente che il singolo cittadino ha a disposizione per abbattere il proprio impatto negativo sull'ambiente: una dieta onnivora media, a parità di calorie, impatta quasi 7 volte tanto rispetto a una dieta 100% vegetale. (Fonte: Baroni L, Cenci L, Tettamanti M, Berati M Evaluating the environmental impact of various dietary patterns combined with different food production systems, Eur J Clin Nutr. 2007 Feb;61(2):279-86. Epub 2006 Oct 11).
E' quindi particolarmente importante non lasciarsi fuorviare da esercizi di fantasia basati su presupposti irrealistici.
Comunicato di:
NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.org - info@nutritionecology.org